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mercoledì, 13 gennaio 2010 ore 06:41


BOLLETTE TELEFONICHE DA INFARTO PER UN FASANESE


Il Corecom Puglia gli da ragione e ordina lo storno delle somme.



di Giannicola D'Amico

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CRONACA

FASANO – Fatture da infarto per un fasanese.
Ancora una volta un caso di fatture telefoniche gonfiate. Bollette di migliaia di euro che giunte a domicilio dell’utente non lo hanno per poco stecchito.
Una storia davvero incredibile che potrebbe accadere a chiunque.
Nel mese di ottobre scorso viene notificata ad un fasanese una prima fattura dell'importo di 4.561,97 euro, di cui ben 4.349,79 euro per  connessioni a internet.
Connessioni che sarebbero state effettuate, secondo la compagnia telefonica, dal telefonino del cliente  nella seconda metà del mese di luglio 2009.
Passa un bimestre ed arriva un’altra fattura, anche questa volta con cifre da capogiro, quasi quintuplicate.
Nel bimestre successivo, infatti, la seconda fattura reca l’importo addirittura di 18.935,35 euro, di cui  18.679,33 per le presunte connessioni a internet.
Insomma una situazione davvero paradossale. Traffico telefonico voce di poche centinaia di euro mentre traffico internet compiuto dal telefonino con cifre a tre zeri.
Il fasanese non si è perso d’animo. Assistito dall’avvocato Renzo De Leonardis ha contestato stragiudizialmente gli importi relativi alle connessioni, pagando le somme residuali, e richiedendo l'esibizione dei tabulati.
Di contro, invece, la società telefonica, in via transattiva, ha proposto al cliente il pagamento della metà della prima fattura, non riscontrando nulla, invece, a riguardo della seconda e ben più consistente bolletta.
Non avendo risolto il problema con la contestazione stragiudiziale, l’avvocato De Leonardis ha portato la questione dinnanzi al  Comitato Regionale per le Comunicazioni Puglia, che sede a Bari. Proprio il Corecom pugliese ha riconosciuto le ragioni del fasanese destinatario delle bollette elefoniche a tre zeri ed ha ordinato lo storno integrale delle somme contestate, nonché la decurtazione della voce relativa al traffico dati wap anche nelle successive fatture.
In particolare è stata riconosciuta la responsabilità omissiva della società telefonica, che, nella fattispecie, in base ai principi di correttezza, trasparenza e buona fede, avrebbe dovuto attivarsi ed informare il proprio cliente subito dopo le prime chiamate anomale. A maggior ragione perché vi erano chiamate, ovvero connessioni internet, anche da quattromila euro l’una.
Una circostanza, dunque, davvero improbabile che avrebbe dovuto portare la società telefonica ad informare il cliente di quello che stava accadendo.

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