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sabato, 20 febbraio 2010 ore 18:45


UN ERRORE DI MANUTENZIONE ALLA BASE DELLA CADUTA DELL'ELICOTTERO HH3F


Nell'incidente aereo perse la vita il maresciallo fasanese Giovanni Sabatelli


Il maresciallo Giovanni Sabatelli
Il maresciallo Giovanni Sabatelli

di Redazione Go Fasano

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DALLA PUGLIA

Secondo i Pm di Brindisi ci sarebbe stato un errore di manutenzione alla base della caduta dell’elicottero HH3F precipitato nei cieli di Francia il 23 ottobre 2008. Nell’incidente aero perse la vita anche il maresciallo fasanese del Sar Giovanni Sabatelli, che viveva a Speziale.
Per questo motivo la Procura di Brindisi ha trasmesso il fascicolo d'indagine alla procura di Frosinone, competente per territorio, poichè nella città laziale furono compiuti - secondo le indagini - i lavori di manutenzione al velivolo HH3F precipitato nei pressi di Lisle-En Barrois, località francese vicina al confine belga. Il velivolo era in volo da Digione (Francia) a Florennes (Belgio), dove era in programma una manifestazione militare interforze. Subito dopo il disastro la procura di Brindisi avviò un'indagine per disastro aviatorio a carico di ignoti perchè il giorno prima dell'incidente il velivolo era partito da Brindisi, sede dell' 84.mo Sar. Nello schianto morirono i capitani Michele Cargnoni e Stefano Bazzo, il tenente pilota Marco Partipilo, i primi marescialli Giovanni Sabatelli e Carmine Briganti, i marescialli di prima classe Giuseppe Biscotti, Massimiliano Tommasi e Teodoro Baccaro. Le famiglie delle vittime - si apprende a Brindisi - sono state tutte risarcite
Ci sarebbe stato un errore umano, compiuto qualche anno prima durante i lavori di manutenzione, all'origine dell'incidente avuto dall'elicottero dell'Aeronautica militare: è la conclusione a cui è giunta la procura di Brindisi. L'elicottero cadde presumibilmente a causa del distacco di una pala del rotore principale del velivolo, distacco che - ha accertato l'indagine del pm brindisino Antonio Negro - fu causato da una perdita di pressione all'interno del rotore. Una perdita probabilmente da attribuire ad una cricca passante (lesione) ‘da fatica’, prodottasi col passare del tempo per un errore umano commesso qualche anno prima del sinistro nello svolgimento dei lavori di manutenzione. Al disastro, tuttavia, potrebbero aver contribuito anche altre concause
Tra le «concause» la consulenza disposta dal pm inquirente Antonio Negro ne individuerebbe due: un errore nella traduzione dall'inglese all'italiano dei manuali di volo e di manutenzione dell'elicottero, che avrebbe a sua volta probabilmente indotto in errore l'equipaggio sulle procedure da adottare in caso di accensione della spia di emergenza a bordo del velivolo che segnalava la diminuzione della pressione della pala; e un probabile errore umano da parte dell'equipaggio dell'elicottero, che dopo essere atterrato nell'aeroporto militare di Digione, proprio a seguito dell'accensione della spia, riprese il volo per la sua destinazione finale senza aver prima accertato ed eliminato la causa della condizione di pericolo segnalata.
A quanto si è saputo, gli accertamenti compiuti nel corso delle indagini hanno già consentito alle autorità aeronautiche di adottare tutte le precauzioni necessarie a scongiurare il ripetersi di incidenti simili, e ai parenti delle vittime di ottenere il risarcimento del danno. Le indagini della magistratura brindisina si sono avvalse anche della collaborazione dell'autorità giudiziaria francese, grazie alla quale è stato possibile compiere tutti i rilievi necessari sul luogo del disastro, e trasportare poi in Italia (con l'aiuto dell'Aeronautica militare italiana) nella base di Pratica di Mare tutti i rottami dell'elicottero, sui quali hanno lavorato i consulenti della procura. Gli accertamenti hanno anche evidenziato che la pala che si staccò dal rotore principale fu trovata ad un chilometro di distanza dal relitto.

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