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sabato, 1 agosto 2009 ore 16:38


UN DIETROFRONT CHE DOVREBBE FAR RIFLETTERE


"Sindaco, anche sul Cda del Centro agroalimentare non si risparmi la gamba!".



di Romina Lagalante

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EDITORIALE

Da anni, ormai, la “questione” Centro agroalimentare di Fasano non fa dormire sonni tranquilli ai sindaci e agli stessi amministratori del consorzio.
Non si contano, ormai, i consigli di amministrazione che si sono avvicendati dal 2002 ad oggi.
Tanti consiglieri, diversi presidenti, “ricette salva consorzio” a go-go, ma anche lettere minatorie corredate di cartucce inviate ad un presidente, gomme tagliate ad amministratori in anni precedenti, rischio fallimento a portata di mano, debiti che aumentano, società di leasing che bussa alla porta, e, non ultimo, intimazione di sfratto. E chi più ne ha più metta.
Insomma se da un lato il mercato ortofrutticolo (come tutti lo chiamano) di Contrada Sant’Angelo rappresenta il fiore all’occhiello dell’economia non solo locale ma anche regionale e nazionale (lo dimostrano gli scambi sempre più proficui con altre nazioni non solo europee), dall’altro continua ad essere una spada di Damocle che pende sulla testa dei sindaci di turno ed, indirettamente, sulla testa di tutti i cittadini fasanesi.
All’interno della società consortile, infatti, il 94% del capitale è detenuto dal Comune di Fasano, e quindi da tutti i fasanesi.
Il rischio che questo “capitale” (nel senso più lato del termine) passi dalle mani pubbliche ai privati, da qualche settimana è diventato concreto. L’approvazione del bilancio del centro (avvenuto a maggioranza con i voti favorevoli del sindaco e della Mercafas, la organizzazione degli standisti) con l’azzeramento del capitale, di fatto ha spianato la strada alla privatizzazione del Centro agroalimentare.
Un bilancio - è bene precisarlo - predisposto da un Consiglio di amministrazione composto da 4 consiglieri, tutti espressione dei commissionari (leggi standisti), nel quale è venuto fuori, dopo l’approvazione, il “giallo” del terreno che, in base a quanto sostenuto dal centrosinistra, sarebbe stato svalutato proprio per portare ad azzerare il capitale sociale e, quindi, ad aprire la strada alla ricapitalizzazione.
Per ricapitalizzare il consorzio, però, sembra quanto mai irrealizzabile un intervento del Comune, considerato proprio lo stato di salute (o meglio di malattia) delle casse comunali.
L’unica soluzione “salva consorzio”, dunque, sembra la privatizzazione con l’intervento concreto di soggetti privati pronti a mettere mano al portafoglio per far risuscitare il Centro.
E chi potrebbero essere i soggetti privati interessati a questo intervento d’emergenza se non gli standisti, ovvero gli stessi che hanno “occupato” ogni poltrona nella stanza dei bottoni di Contrada Sant’Angelo?
Il disegno, a detta di molti esperti, sembrerebbe proprio questo.
E a quanto pare negli ultimi giorni se ne sarebbe accorto anche il sindaco (socio di maggioranza) che, dopo aver ricevuto la diffida dai consiglieri comunali di centrosinistra che lo invitavano ad annullare l’assemblea del consorzio del 18 luglio (che aveva approvato il bilancio), ha incontrato una delegazione della opposizione alla quale ha confermato la sua disponibilità a rivedere la questione relativa al bilancio al fine di ripristinare una condizione di legittimità e di legalità amministrativa all’interno del centro agroalimentare.
In sostanza pare che il primo cittadino, confortato anche da alcuni dirigenti comunali, si sia accorto, dopo le denunce della opposizione, che il capitolo relativo alla (s)valutazione del terreno di proprietà del centro agroalimentare non sia proprio limpido. Da ciò la sua disponibilità a rivedere la questione.
Se ciò dovesse, però, trovare conferme il sindaco farebbe bene, oltre che a rivedere il bilancio anche a mandare a casa l’attuale consiglio di amministrazione, autore di quel bilancio ed espressione di una categoria che potrebbe essere allettata dalla idea della privatizzazione.  E ad evidenziare le responsabilità del fallimento gestionale di uno dei "gioielli" di casa nostra.
 “A pensare a male si fa peccato – recita una massima dell’on. Giulio Andreotti – ma molte volte ci si azzecca”.
Anche in questo caso, dunque, il sindaco è invitato a non “risparmiarsi la gamba!”.
Se privatizzazione deve essere, perché ritenuta l’unica “ricetta” per far  uscire dalla crisi il Centro agroalimentare, che avvenga. L'importante e' che tale procedura si svolga nel pieno rispetto delle regole e della legge. Con un chiaro e trasparente disegno di rilancio dell'ente, consentendo soprattutto di salvaguardare il capitale pubblico che tutti i cittadini fasanesi hanno impegnato dalla nascita del consorzio sino ad oggi.
 





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