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sabato, 31 dicembre 2011 ore 09:39


I giovani dei Collettivi


Dove lo Stato è sordo e il Partito delude, il Collettivo raccoglie

L'ultima iniziativa del Collettivo fasanese
L'ultima iniziativa del Collettivo fasanese "Assalto al cielo"
di Redazione Go Fasano


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Nel caos creato dal connubio letale tra crisi di governo e crisi economica, persiste inascoltata una generazione di giovani precari e studenti (quindi futuri precari) che continua ad “alzare la mano” in attesa che il “Professore” faccia parlare anche loro. Ma non c’è tempo. Non c’è pazienza. Bisogna fare in fretta. Tagliare. Stringere la cinghia. Produrre. Cosa? Cose! Per la cultura non c’è tempo. Non c’è tempo per formare. Non c’è tempo per giocare con ragazzini indignati e capricciosi.
Se proprio vogliono un sistema diverso, che vadano a cercarlo altrove, all’estero magari!
È l’Italia, la nostra, che non sa prendersi cura della propria prole. Se consideriamo, poi, quanto ogni famiglia è disposta a spendere, seppur sul lastrico, per la formazione del proprio pargolo, ci verrebbe da concludere che questa Madre-Italia, oltre che scellerata, è anche poco accorta dal punto di vista economico.
Eppure non è difficile: ogni famiglia ha un “pupetto” per il quale spenderebbe fior di quattrini, che accontenterebbe anche a costo di indebitarsi.
Ma qualcuno molto accorto, o solo molto fortunato, l’ha capito: sono i giovani a far girare l’economia. Ed ha quindi creato le mitiche città universitarie.
Qualcun altro ha poi capito che da una Puglia come la nostra (corrotta, abbandonata, poco istruita e poco accogliente per uno studente) prima o poi, il figlio decide di scappare e di andare a far muovere l’economia altrove, dove possibilmente ci sia una buona istruzione e una reale possibilità di assunzione dopo la laurea. Nascono allora progetti come “Ritorno al futuro”, per arginare le perdite. Ma con o senza i fondi “vendoliani”, la fuga dalla Puglia continua, e molto spesso il biglietto è di sola andata. Allora non ci resta che dire “addio”: migrano i giovani e con loro anche i soldi nelle loro tasche.

Ma prima o poi il vento cambia. Negli ultimi tempi, infatti, si è registrata una frequenza interessante: il proliferare di movimenti, più comunemente denominati Collettivi (o Kollettivi, a seconda che la media d’età cali sensibilmente).
Politici. Apartitici. Autonomi. Autogestiti. Sembrerebbero una quasi naturale emanazione dei movimenti referendari. Disdegnano l’appartenenza a qualsiasi partito, sognano un mondo migliore e vogliono, ora, prendersi cura delle proprie città. Stanchi, forse, di partire per poi tornare in una terra sempre più deturpata, o magari solo di scappare e sognare un altrove sempre troppo lontano.
Sono giovani, giovanissimi, adulti ed anche anziani, ma soprattutto e prima di tutto, giovani.
Credono di non avere leader o gerarchia alcuna, ma semplicemente, non hanno struttura. Credono di poter fare a meno dei partiti, e se così fosse dovrebbero anche privarsi della rappresentanza e quindi del diritto-dovere di voto. Vogliono migliorare le proprie città, ma troppo spesso ignorano che il punto di partenza sono gli uomini e le donne, anche quelli al di fuori dei propri collettivi.
Molti si estraniano dalla realtà. Molti altri vogliono distruggerla, possibilmente a sassate. Si bardano di grandi e generici ideali come libertà e democrazia, senza comprenderne la difficoltà di applicazione in un mondo vasto e vario come il nostro. Una difficoltà che solo l’esperienza potrà insegnare.

Infine, pochissimi riescono a prendere il meglio del vecchio partito e a collimarlo con tutto ciò che di buono è stato ormai messo alla porta: la freschezza, la forza e, se vogliamo, anche l’impudenza e l’imprudenza dei giovani, sposata all’esperienza, alla saggezza,ai racconti e alle tradizioni, alla storia.
Cercano di recuperare, a modo loro, struttura, gerarchia e formazione.
Uno di questi movimenti è sicuramente quello dei “No tav”. Per quanto se ne voglia dire sulle loro modalità di protesta, questi giovani hanno avuto il coraggio di lottare per difendere il proprio territorio, e l’umiltà di farlo al fianco di anziani che hanno partecipato alla resistenza. Ci auguriamo che lo sia anche quello del collettivo fasanese “Assalto al Cielo”. Che non siano, come loro stessi si definiscono, un semplice libeccio, ma un vero e proprio tifone di rinnovamento.

Resta, tuttavia, che l’uno e l’altro, prima o poi dovranno affrontare la scheda elettorale. Dovranno, per il bene del loro paese. E a quel punto, forse, molti apriranno gli occhi e con uno scatto di reni butteranno il cuore oltre l’ostacolo e cercheranno di riuscire nell’arduo compito di ripartire dai partiti, ripulendoli e riadattandoli.
Gli altri persisteranno nella propria condizione, conducendosi lentamente alla morte.
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