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lun, 21 maggio 2012
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sabato, 10 dicembre 2011 ore 15:21


Lettera aperta di Katia Schiavone


Dura denuncia della presidente dell'Aguvs di Fasano

L'alberello di Natale rimosso, in base alla denuncia di Katia Schiavone, dai responsabili della Confraternita
L'alberello di Natale rimosso, in base alla denuncia di Katia Schiavone, dai responsabili della Confraternita
di Redazione Go Fasano


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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Katia Schiavone, presidente dell’Aguvs (associazione gruppi uniti tutela e giustizi per le vittime della strada) di Fasano:


Cari lettori, per chi non mi conoscesse, sono Katia Schiavone, madre di una giovane vittima della strada, Flavio 17 anni, ucciso da un criminale che non ha rispettato una regola di precedenza.
Quello che voglio denunciare in questa lettera è un fatto personale, ma lo faccio a nome dell’Associazione che mi onoro di presiedere poiché il mio è un esempio lampante delle ingiustizie e meschinità contro le quali dobbiamo combattere dopo aver perso un figlio.
Come se ciò non fosse abbastanza!
L’AGUVS (ass.ne gruppi uniti tutela e giustizia per le vittime della strada) si prodiga di divulgare messaggi di vita, la cultura dell’educazione stradale e del rispetto delle regole; e non trascura di offrire assistenza e sostegno ai familiari delle tante vittime. Nel nuovo anno offriremo anche il servizio di assistenza legale ai familiari che vivono queste situazioni, e speriamo in un prossimo futuro, anche quello psicologico.
In pratica cerchiamo nel nostro piccolo di colmare le gravi lacune delle Istituzioni, perché quando in una casa si abbatte una simile tragedia interi mondi vanno in frantumi e persone che fino a quel momento avevano una vita normale si ritrovano catapultati in un inferno dalla profondità sconfinata dalla quale non si intravede alcuna luce. Completamente soli e abbandonati da tutti.

 

Comincia così una guerra terribile, dilaniante, per cercare di sopravvivere. Ma non basta. Ti ritrovi a combattere contro l’insensibilità, contro coloro che sono tanti bravi a risolvere i tuoi problemi, dimenticando il piccolo particolare che il loro figlio è al sicuro nel calduccio del suo letto, e non, in una gelida tomba in un cimitero…possibilmente sepolto affianco ad una persona morta a 105 anni di età! Ingiustizie e beffe si ogni sorta: questo è quanto dobbiamo sopportare nonostante la quotidiana lotta per la sopravvivenza già tanto dura e sfiancante. Perché quando muore tuo figlio muori anche tu, ma respiri e il cuore continua a battere nel tuo petto. Ed è orribile, perché è come sentire il respiro e il battito del cuore di un cadavere.

 

In questo caso, per non dilungarmi troppo, sorvolo sulla negata giustizia che riceviamo nei tribunali, e vorrei portarvi invece un esempio delle meschinità che dobbiamo affrontare nel quotidiano e nello specifico nel cimitero. Proprio in quel posto che diventa per noi una seconda casa, quel posto lugubre che tuttavia impariamo ad amare e a sentire nostro, perché esattamente lì, giacciono i resti di quel figlio tanto desiderato, portato al mondo, cresciuto e amato più di noi stessi.
Quel figlio che un irresponsabile, supportato da chi non ha fatto il proprio dovere di mettere le strade in sicurezza, ti è stato strappato brutalmente lasciandoti piegato da un dolore che non finirà mai. Amputato per sempre…a questo sei stato ridotto!

 

E vengo al dunque. Il loculo di mio figlio si trova in una cappella di una delle tante confraternite del nostro paese: la cappella dell’Immacolata Concezione. I responsabili hanno fatto di questo posto qualcosa che somiglia più a un lager che non a un posto dove poter piangere i propri cari. In pratica vige l’assurda regola che non si possono apporre fiori sulle lapidi o ceri, o altri simboli. Ci sono solo grandi vasi comuni nei quali mettere i fiori.
Un assurda regola che sin dal quel 20 ottobre del 2006, giorno in cui mio figlio è stato chiuso nella sua prigione da innocente, mi sono categoricamente rifiutata di rispettare. Portare un fiore a mio figlio, accendere un cero per non lasciarlo al buio in quel posto freddo e orribile, fare per lui il suo personale piccolo albero di Natale, è tutto quello che mi rimane e dopo essere stata derubata di mio figlio non permetterò a nessuno di togliermi questi piccoli gesti con i quali lo abbraccio, lo bacio, gli faccio quelle carezze che per colpe altrui mi sono state negate per sempre. In cinque anni non mi sono mai arresa: io mettevo ogni giorno il suo fiore e gli addetti alle pulizie lo toglievano; per non parlare di simboli vari come un viso d’Angelo in pietra che hanno tolto dalla lapide con uno scalpello o chissà quale altro attrezzo (che non oso immaginare).
Diciamo che non potendo imporre il mio pensiero, mi sono rassegnata ad andare ogni giorno “armata” di un nuovo fiore o oggetto, per rimpiazzare quello che sapevo già essere stato tolto.

 

Dicono che quella regola sia stata adottata per il decoro della cappella…Mah! E’ grottesco pensare a una regola che per il decoro del posto ti vieta di mettere un fiore su una tomba. Cappella della quale tutto si può dire, tranne che sia decorosa, in quanto gli addetti alle pulizie si limitano a rimuovere i fiori dalle lapidi (di coloro che come me, infrangono quella regola)…e non vado oltre…
Questa mattina però, il vaso ha traboccato quando sono giunta da mio figlio, ho scoperto che il suo alberello di Natale che avevo fatto con tanto amore nel giorno dell’Immacolata (crudele coincidenza), era scomparso. Mi sono recata immediatamente alla sede della confraternita e ho ripreso il mio albero che un addetto non voleva darmi perché doveva chiedere il permesso al Presidente. Gli ho detto che avevo ben altro da fare che non prendere appuntamenti assurdi per riprendermi l’albero e dopo aver lasciato il mio nome e numero di telefono ho salutato e sono uscita con il mio alberello tra le mani.

 

Assieme alle tante cose che ho capito affrontando la dura prova di perdere mio figlio, ora posso aggiungerne un'altra: “Neppure nella morte siamo tutti uguali, perché solo chi ha una tomba privata può permettersi il “lusso” di piangere il proprio caro e di “vivere” la sua morte come meglio crede. Gli altri devono sottostare ad assurde e grottesche regole che vietano a una madre di apporre un fiore sulla lapide del proprio figlio!”
Questo è quanto avevo da dire, ora lascio ai lettori trarre le conclusioni.

 


     Katia Schiavone

 

 

 

 

 

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Commenti alla notizia (5)







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 12.12.11 | 14:34

Il richiamo della mia terra è troppo forte e appena posso vado..una delle mie "mete" e anche il Campo Santo....anche quest'anno mi sono recata e sinceramente ho notato l'incuria e 1 stato di abbandono totale... le vie dissestate dalle radici, erbacce, loculi devastati ...CATTIVI ODORI (sarà che qui dove abito, il RISPETTO X la "cosa degli altri" è un valore ASSOLUTO)....è V-E-R-G-O-G-N-O-S-O che con tutti i problemi di "DECORO" e IGIENE da risolvere ,l'unico pensiero degli addetti SIA quello di NEGARE "una corrispondenza di amorosi sensi" ....Ma siamo UMANI oppure ANIMALI? ...Io rabbrividisco in VITA se NESSUNO potesse REGALARMI un fiore...e VOI? ....VERGOGNA!!!!!!!

di Antonella Schiavone

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 12.12.11 | 20:36

Carissima katia,noi tutti a fasano ti rispettiamo e ti accompagniamo nelle tue battaglie perchè solo tu hai saputo far valere dei diritti umani....Personalmente ti ammiro per la grinta e la vivacità che hai nell'affrontare i problemi quotidiani oltre la tua vita privata. Son d'accordo con te,ma solo in modo parziale,perchè con tutto rispetto parlando,se c'è una regola la si deve rispettare....tutti...senza nessun privilegiato....non ci sono defunti di serie A o serie B,la morte quando arriva arriva per tutti,chi prima immaturamente per colpa di terzi,chi dopo per vecchiaia,ma siamo tutti uguali... Anche a me piacerebbe mettere un fiore alla lapide dei miei nonni,dei miei amici e anche a Flavio che conoscevo bene......ma purtroppo non si può.... e questo divieto non vale solo x i miei nonni o per mio cugino o per i miei amici,ma purtroppo anke per tuo figlio....... Ripeto,son d'accordo con te su questa tua nuova battaglia,ma credo che le regole valgano per tutti e se tutti le rispettiamo come si deve,ce quiete e tranquillità! Il nostro cimitero è l'unico nei dintorni a non avere luci alle lapidi ecc ecc...ma se io metto un alberello ai miei nonni,tu metti il tua al buon Flavio,altri mettono qualcosa ai loro cari,nelle cappelle non ci potremmo più entrare,e diventerebbe un disagio... Purtroppo queste son le regole è dobbiamo rispettare a prescindere dal modo e dall'età che i nostri cari ci son venuti a mancare....... Hai detto bene nella lettere che solo chi ha una cappella privata può far quel che vuole,ma quando si sta in una cappella che non è nostra dobbiamo astenerci alle regole degli amministratori.....la stessa differenza di quando uno abita in una casa indipendente che può far del suo spazio quel che vuole,di quando si abita in un condominio che deve adeguarsi alle regole dell'amministratore

di nicola giannoccaro

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 14.12.11 | 19:26

Cara Katia, leggendo la tua lettera, traspare tutto il tuo dolore e l'indifferenza di quanti, per il "buon decoro" sono insensibili all'umana sofferenza. Se mi permetti vorrei condividere con te un piccolo pensiero. Morto è qualcuno per cui non c'è più niente da fare, mentre defunto è colui che ha terminato il suo compito ma la cessazione del compito non implica la fine della vita. Se è vero che la morte non interrompe la vita i nostri cari non li troviamo al cimitero. O continuiamo a piangerli come morti, o li sperimentiamo come vivi. Non è possibile unire le due cose. Il nostro caro defunto non sta al cimitero, ma ci aspetta fuori, all'ingresso. C'è un bellissimo episodio narrato nel Vangelo di S. Giovanni dove viene presentata Maria di Magdala che sta lì al sepolcro a piangere, piange, piange guardando verso il sepolcro e non si accorge che Gesù sta dietro di lei. Quando Gesù la chiama, si volta e quando non guarda più il sepolcro vede Gesù vivo. Cara Katia, i fiori, l'alberello di Natale goditeli a casa tua con i tuoi cari, con le persone che ti vogliono bene e, circondata dal loro amore, sperimenterai anche la presenza del tuo caro figliolo. Con affetto Giuseppe Santori.

di giuseppe santori

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 14.12.11 | 23:11

Signora Schiavone anzi, anche se non per biologia ma per comprensione del dolore che lei porta, vorrei chiamarla mamma: continui a non rispettare questa "legge". Se non infrangere questa regola, significa togliere un gesto di affetto di una madre "a metà" nei confronti del proprio figlio, quella metà strappata al mondo da un assassino, vorrei sapere cosa succedesse se non potessero più loro accarezzare, salutare, AMARE un figlio per colpa di una tragedia............ Le sono accanto sempre, anche se non ci conosciamo personalmente. Il mio pensiero va a questi miei coetanei e non, volati nel Cielo per colpe che non sono sempre loro............

di Donato Natola

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 15.12.11 | 12:11

E' ovvio che non tutti possono condividere il mio pensiero, e a quanti hanno espresso il loro, anche se non combaciante con il mio, va tutto il mio rispetto....anche perchè nel momento in cui ho denunciato il fatto ero consapevole che ci sarebbe stata tanta solidarietà, ma anche critiche di coloro che non possono vedere dal mio punto di vista...o meglio non possono sentire attraverso il mio cuore. Dunque la consapevolezza che tanti non potranno mai capire cosa significa vivere una simile esperienza, mi permette di essere comprensiva nei confronti di coloro che parlano di una questione per me tanto delicata, come se si parlasse di politica o di problemi di condominio. Sia ben chiaro che io non pretendo di cambiare quelle regole, ma se dobbiamo parlarne come se fosse una discussione politica, ebbene, io esterno il mio pensiero come avete fatto tutti voi. Però insisto nel trovare assurdo che in un paese dove ognuno di noi qualche legge la infrange (e non venite a dirmi il contrario) si pretende il massimo rigore, lì, in un luogo dove una persona si va a rifugiare per sentire la vicinanza fisica del proprio caro...della persona che non potrà più abbracciare “grazie” a degli irresponsabili. Purtroppo non tutti hanno la fortuna o la capacità di credere in una vita oltre, e di conseguenza vivere serenamente pensando al proprio caro tra le braccia di un qualche Dio. Dunque rispetto per tutti i pensieri, ma il mio resta invariato. Tutto quì! Vorrei terminare ringraziando Donato Natola, non per aver sostenuto il mio pensiero...quanto per il gesto di grande sensibilità nei miei confronti...Non conosco Donato, ma da quanto leggo presumo sia un giovane…e questo, a dispetto di quello che usiamo raccontare, non fa altro che avvalorare quanto ho sempre sostenuto: “noi adulti che pretendiamo di avere sempre ragione, dovremmo ascoltarli più spesso quei giovani spesso bistrattati…hanno tanto da insegnarci”. Grazie Donato, per esserti rivolto a me chiamandomi mamma!

di katia schiavone

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