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lunedì, 5 dicembre 2011 ore 16:07


Un progetto di giustizia


Trentaquattro anni di magistratura scritti sulle pagine di questo libro

Armando Spataro
Armando Spataro
di Redazione Go Fasano


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FASANO-“Dato che non c’è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto...” È con queste parole che gli studenti del liceo “Leonardo da Vinci” di Fasano, mercoledì 23 novembre 2011 hanno accolto, nel loro auditorium, il tarantino Armando Spataro, magistrato e procuratore aggiunto del tribunale di Milano. Ad accompagnare la frase di don Pino Puglisi, la canzone di Joan Baez “Here’s to you Nicola e Bart” che ha dato un senso più profondo all’appuntamento di quel pomeriggio.
L’incontro con Spataro ha aggiunto un tassello a quel puzzle che gli studenti di Fasano stanno realizzando con la scuola, con il Presidio del libro e con il territorio, nel nome di un obiettivo condiviso: “SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE”; tema di fondo del POF di quest’anno. Il mese scorso è stato ospite del “da Vinci” il dott. Gherardo Colombo (ex magistrato italiano); nell’anno nuovo verrà Giovanni Impastato, fratello di Peppino. Incontri realizzati grazie al dirigente scolastico, prof.ssa Maria Stella Carparelli e all’équipe di progetto del Presidio del libro della prof.ssa Annamaria Toma e costituita dalle prof.sse Mariella Muzzupappa, Mina Corelli e Pia Angelini. Il Presidio del libro si pone all’interno del “da Vinci” come un’operazione progettuale creativa, che accosta alla lettura come piacere, evasione, arricchimento dell’IO, una risorsa aggiunta di cultura, rivolta a consolidare l’acquisizione di competenze ed abilità di studio.
L’appuntamento è iniziato con una presentazione dell’autore tratta dal suo stesso libro “Ne valeva la pena” alla quale è seguita la proiezione del poster di Norman Rockwell che ha assunto per l’autore un particolare significato: questo ritrae l’immagine di una bambina di colore che cammina fiera con i libri in mano e vestita di bianco, accompagnata da quattro poliziotti di cui però non si vede il volto, accanto a un muro sporcato da pomodori e dalla scritta: Nigger. Anch’essa rappresenta una lotta contro l’ingiustizia delle leggi razziali alle quali Bob Dylan ha dedicato alcune delle sue canzoni.
L’auditorium, gremito di giovani e di adulti ha poi seguito l’intervista a Spataro curata dagli studenti Rossella Ostuni, Giulia Greco e Pasquale Ancona. Con le loro domande, i liceali hanno posto l’attenzione sull’attività e sul lavoro svolto dal dott. Spataro in 34 anni di carriera, spaziando dal suo amico e maestro Guido Galli (di cui hanno mostrato un video) ai “pentiti” delle cosche mafiose; dal terrorismo interno degli anni di piombo, a Sergio Segio, fino ad arrivare al caso di Abu Omar e Roberto Saviano; per parlare ancora degli “indignati” e dei disordini nelle manifestazioni di Roma.
Spataro, presentando il suo libro ha ripercorso la storia, popolata di momenti e ricordi tragici colmi di rabbia, ma anche di persone che sono state esempi di coerenza e giustizia tanto da sacrificare la propria vita, morendo con il codice in mano.
L’autore non ci rende partecipi solo delle sue indagini, dei suoi processi e di tutti i fatti riportati con precisione all’interno del volume il pubblico, ma ha anche raccontato dei suoi rapporti di stretta collaborazione e amicizia con magistrati di grande valore quali Falcone e Borsellino.
Spataro riporta nel suo libro, con estrema attenzione e accuratezza, tutto ciò che gli è accaduto, fin dal primo caso di cui si è occupato, aprendo gli occhi ai suoi lettori e spiegando cosa lo ha spinto a scrivere proprio queste 575 pagine di storia della magistratura italiana degli ultimi 34 anni.
Presente all’incontro anche un Presidio di “Libera. Associazioni, nomi e numeri” contro le mafie, rappresentato dalla prof.ssa Giuditta di Leo.
“Non c’è tempo di preoccuparsi” afferma il dott. Spataro con coraggio. Non c’è stato attimo in cui le persone come lui non hanno rischiato la vita per portare avanti un valore come quello della giustizia.
Non sempre un verdetto può rappresentare tutta la verità. Il magistrato ha spiegato che la verità è molto spesso nascosta e per raggiungerla bisogna lottare duramente. «E se mai qualcuno si chiederà se ne valesse la pena, beh, la risposta in fondo non è così difficile da trovare…»
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